Monday, September 12, 2016

4 falsi miti sul mal di schiena!!!

FALSO MITO
COSA DICE LA SCIENZA
Il movimento fa peggiorare il mio mal di schiena
Le persone con mal di schiena hanno paura nel fare torsioni o piegarsi. Tuttavia è fondamentale rimanere in movimento aumentando gradualmente quello che si riesce a fare, mantenendosi attivi.
Quando ho mal di schiena dovrei evitare l’esercizio fisico, specialmente l’allenamento con i pesi
Il mal di schiena non dovrebbe limitare i tuoi hobby. Infatti recenti studi hanno dimostrato che il mantenersi attivi, accorcia i tempi di guarigione del mal di schiena. Anche l’esercizio con i pesi fatto correttamente (fatti consigliare da un fisioterapista o laureato in scienze motorie) può aiutare!
Un esame strumentale (radiografia, risonanza, ecografia) mostrerà esattamente la causa del mio mal di schiena
Qualche volta aiuta a capire dove sia il problema, ma nella maggior parte dei casi è inutile. Anche persone SENZA mal di schiena hanno modificazioni della loro colonna vertebrale (ernie, protusioni) senza che però queste causino dolore. Spesso gli esami strumentali non fanno che aumentare la paura nei pazienti. Rimangono utili per una piccola percentuale delle cause del mal di schiena e per escludere patologie più gravi.
Il dolore deriva da un DANNO anatomico, da una lesione in qualche parte del mio corpo.
Il dolore è un meccanismo molto più complesso, si può avere dolore senza nessun danno o lesione dei tessuti! Fatti aiutare da un fisioterapista che ti aiuterà a capire l’origine del tuo dolore!

  • Questi falsi miti riguardano il mal di schiena aspecifico che rappresenta 80% di tutti i mal di schiena!
  • Se soffri di mal di schiena nella maggior parte dei casi è il fisioterapista colui che ti può aiutare di più! 
  • Affidati sempre ad un professionista qualificato!

Wednesday, August 17, 2016

Il rischio di morte prematura e la possibilità di contrarre gravi malattie, aumenta in chi sta seduto per più di 7 ore al giorno!



Un recente studio (con dati su 1 milione di persone di età media 45 anni) pubblicato su di una prestigiosissima rivista scientifica (The Lancet) dimostra un'aumentata incidenza di morte in chi trascorre seduto più di 7 ore al giorno (Ekelund et al 2016).
Purtroppo un'abitudine fin troppo comune ai giorni nostri, in quanto la maggior parte dei lavori comporta lo star seduto per molte ore.
Chi sta seduto almeno 7 ore al giorno ha un aumentato rischio di incorrere nel diabete di tipo 2, di avere un grave problema cardiovascolare (ictus, infarto) e quasi un 20% in più di probabilità di avere un tumore. Questi rischi comportano un incremento dei decessi prematuri e un peggioramento notevole della qualità di vita in chi riesce a salvarsi, lasciando spesso disabilità e problematiche gravi.
Fortunatamente gli stessi autori, hanno anche evidenziato come esista una soluzione che riesce a compensare COMPLETAMENTE gli effetti dello star seduto per 7 ore al giorno: l'attività fisica.
Ebbene sì, l'attività fisica di intensità moderata, regolare, fatta per almeno un'ora al giorno è in grado di eliminare le problematiche derivanti dalle 7 ore giornaliere di sedentarietà.

Non sai che attività fisica fare? A che intensità? Affidati ad un esperto e scopri il piacere di tornare in salute seguendo un programma di esercizio fisico scientificamente basato e adattato alle tue esigenze!


Tuesday, August 9, 2016

Le infiltrazioni di cortisone per le tendinopatie dolorose della spalla non servono e sono dannose! La Fisioterapia è la soluzione!




Una recente meta analisi (un super riassunto dei migliori studi scientifici su un argomento specifico) (Mohamadi et al 2016) è arrivata alla conclusione che le infliltrazioni di cortisone per i dolori alla spalla, nel migliore dei casi apportano solo un TEMPORANEO sollievo dal dolore, in un numero PICCOLO di pazienti e NON SONO IN GRADO DI MODIFICARE il naturale decorso della patologia. Ma non finisce qui! Il cortisone accelera il processo di degenerazione di tendini e cartilagini! Quindi NON SOLO NON SERVE a GUARIRE, ma può favorire il PEGGIORAMENTO della tua SITUAZIONE!

Per fortuna una soluzione che funziona esiste ed è scientificamente supportata da recenti studi (Lewis-Littlewood 2016) e si chiama ESERCIZIO TERAPEUTICO FISIOTERAPICO!
La terapia manuale assieme ad un esercizio fisico biomeccanicamente ideato e pensato su misura per te è la soluzione ideale!

Hai un dolore nella parte postero laterale della spalla che peggiora se alzi il braccio in alto e se ripeti il gesto molte volte? Magari sei un pallavolista o un contadino e quindi sforzi molto il braccio ad un altezza superiore alla tua testa! Molto probabilmente hai una tendinite a livello dei muscoli della spalla! Hai provato con infiltrazioni e antidolorifici e non è cambiato nulla?
Bene, abbiamo appena visto come la scienza ha dimostrato che antifiammatori e antidolorifici non servono a NULLA in questo caso e possono addirittura PEGGIORARE la tua situazione!

Hai mai provato un nuovo tipo di Fisioterapia scientificamente basata su ultimissime ricerche?
No? Cosa aspetti! Vieni a provare!!!

Smetti di fare INFILTRAZIONI dannose e prova la Fisioterapia, fatti seguire da un esperto del movimento e ritrova il tuo equilibrio biomeccanico in maniera naturale!

Thursday, August 4, 2016

Fisioterapia meglio della chirurgia nelle problematiche dei menischi?







Tre  persone su quattro potrebbero evitare l'intervento chirurgico al ginocchio per problemi meniscali con una nuova cura basata sull’esercizio fisico e la fisioterapia, con un notevole risparmio economico per la società.
Le lesioni ai menischi, i dischi cartilaginei all'interno del ginocchio che fungono da “cuscinetti” per assorbire i carichi, possono causare dolori e blocchi meccanici del ginocchio stesso. Sono lesioni fastidiose, talvolta dolorose,che possono impedire di esercitare un’attività sportiva o partecipare a lavori che richiedono sforzo fisico.

Un nuovo studio scientifico (a cura di Nina Jullum Kise dottoranda e chirurgo ortopedico, senior consultant presso l’Ospedale Martina Hansen- Università di Oslo) mostra come per il trattamento delle lesioni del menisco l’esercizio fisico sia efficace quanto la chirurgia.

Nessuna differenza tra la chirurgia e l'esercizio fisico terapeutico

Un totale di 140 pazienti (50 anni di età media) con lesioni del menisco hanno partecipato allo studio in Norvegia e Danimarca. I pazienti sono stati estratti a sorte, metà hanno fatto una riabilitazione solo con esercizio fisico e l’altra metà è stata sottoposta ad intervento chirurgico. A 2 anni di distanza non c’era differenza tra i 2 gruppi in termini di riduzione dei sintomi, miglioramento del dolore e miglioramento della funzionalità del ginocchio.
Il gruppo che ha fatto solo l’esercizio fisico fisioterapico ha avuto però 2 ulteriori vantaggi:
  • miglioramento maggiore  della forza muscolare rispetto al gruppo chirurgia
  • assenza di fattori di rischio legati all’operazione chirurgica

Considerando che nel 2015 quasi 11.000 persone in Norvegia sono state sottoposte ad artroscopia (una forma di chirurgia mininvasiva) del ginocchio per riparazione-pulizia dei menischi, con un costo stimato per i contrinuenti di 1600-1700 euro ad operazione, la riduzione del numero di operazioni chirurgiche per problemi meniscali potrebbe portare a risparmi significativi per la società.

Anche la fisioterapia ha dei costi, questi sono tuttavia inferiori rispetto alla chirurgia.

Che tipo di fisioterapia hanno svolto?

Nello studio, i pazienti hanno partecipato a 2 sedute alla settimana con un fisioterapista per 12 settimane.
Il programma di fisioterapia comportava un riscaldamento e vari tipi di allenamento della forza personalizzati per ogni paziente. Il programma era costruito in fasi successive che diventavano sempre più impegnative seguendo i miglioramenti del paziente.
Ogni paziente riceveva un programma di allenamento personalizzato, imparando a fare gli esercizi sotto la supervisione di un fisioterapista. Una volta che avevano imparato gli esercizi, si allenavano da soli tutti i giorni, andando 2 volte a settimana dal fisioterapista per eventuali correzioni e per imparare nuovi esercizi.

Il 19% dei partecipanti al gruppo di fisioterapia ha provato anche l'operazione chirurgica!

Nei 2 anni sucessivi il 19% dei partecipanti al gruppo di fisioterapia ha provato anche l’operazione chirurgica senza avere però nessun beneficio ulteriore rispetto alla sola fisioterapia.

La Fisioterapia può contrastare l'artrosi!

I menischi sono dischi a forma di mezzaluna appoggiati su entrambi i lati del ginocchio. Il menisco è un ammortizzatore che distribuisce il peso e stabilizza l'articolazione quando si cammina o si corre.

Lesioni dovute a rotture o degenerazione dei menischi non possono essere riparate chirurgicamente, ma l’articolazione può essere pulita per evitare che materiale meniscale danneggiato blocchi o infiammi il ginocchio. Spesso nei pazienti operati di menisco si riscontra purtroppo uno sviluppo di artrosi precoce (un menisco pulito chirurgicamente assorbe meno il carico, il quale viene scaricato sulla cartilagine articolare che consumandosi più velocemente provoca artrosi e dolore).

La dottoressa Kise, responsabile dello studio, afferma come sia ipotizzabile che una muscolatura più allenata possa contrastare meglio l’eventuale sviluppo di questa artrosi precoce.

Chi si deve operare e chi invece può optare fin da subito per la fisioterapia?

Tenendo conto che in linea di principio esistono due differenti tipi di lesioni del menisco:

·         Lesioni acute, che spesso si verificano in persone più giovani spesso, derivanti da traumi sportivi.
·         Lesioni degenerative, che sono i primi segni di un’artrosi precoce in seguito ad anni di sovraccarichi (lavori pesanti, traumi passati ecc..)

del totale dei pazienti che si operano oggi di menisco, 1/3 è consigliabile continui ad affrontare l’operazione chirurgica (soprattutto i giovani che praticano INTENSA attività sportiva) mentre i 2/3, soprattutto in assenza di segni radiografici di artorsi precoce, dovrebbero scegliere la fisioterapia come primo approccio terapeutico!

Da ultimo è interessante notare come lo studio in questione con risultati così favorevoli verso la fisioterapia, sia stato condotto da un chirurgo ortopedico e non da un fisioterapista...


Referenza:

Nina Jullum Kise, May Arna Risberg, Silje Stensrud, Jonas Ranstam, Lars Engebretsen, Ewa M Roos. Exercise therapy versus arthroscopic partial meniscectomy for degenerative meniscal tear in middle aged patients: randomised controlled trial with two year follow-up. BMJ, 2016; i3740 DOI: 10.1136/bmj.i3740


Tuesday, June 14, 2016

Davvero il meteo può influenzare la nostra percezione del dolore?

"Arriva sicuramente la pioggia, ho male alla schiena e a tutte le articolazioni!"




Quante volte abbiamo sentito questa frase? Tantissime, ma è un luogo comune o c'è un fondo di verità?
Nella pratica clinica è facile riscontrare come molti pazienti, soprattutto quelli con patologie croniche a carattere infiammatorio-reumatologico lamentino un'accentuazione dei loro sintomi con l'arrivo del "brutto tempo".
Un'ipotesi che prova a spiegare questo curioso fenomeno afferma come il calo di pressione barometrica (esterna al corpo) possa favorire l'accumulo di liquido sinoviale (il lubrificante delle nostre cartilagini) all'interno dell'articolazione, gonfiandole e distendendo così i tessuti che produrrebbero un aumento del dolore.
La scienza però al momento non ha trovato nessuna correlazione tra cambiamento del meteo e aumento di percezione del dolore. Uno studio australiano (Steffens et al 2014) su quasi 1000 pazienti non ha trovato correlazione tra ripetuti episodi di mal di schiena e paramentri meterologici quali: pressione, quantità precipitazioni, temperatura, umidità. Recentemente questo risultato è stato ribabito in un altro studio (Duon et al 2016).
Risulta difficile però credere che tale fenomeno sia solo un'invenzione dei pazienti, è più probabile che non si sia ancora capito il meccanismo d'azione che lega il cambiamento climatico all'aumento del dolore percepito. Infatti questi studi si basano solo su correlazioni tra dati meteo e sintomi riportati dai pazienti, hanno quindi dei grossi limiti.
Anche i cambiamenti stagionali (variazioni importanti di temperatura, umidità, durata giorno) portano moltissimi pazienti con patologie infiammatorio-reumatiche a peggiorare notevolmente la loro qualità di vita, con un aumento del dolore percepito con disturbi del sonno e con accumulo di fatica. Sappiamo che esistono alcuni ormoni con potente effetto analgesico-antidolorifico (melatonina, cortisolo) che sono fortemente influenzati dall'esposizione alla luce solare. Ecco perchè probabilmente durante i cambi stagionali quando sia per fattori ambientali, che per fattori sociali, cambiano notevolemente le ore di esposizione alla luce solare, anche questi ormoni subiscono delle brusche variazioni che possono portare a malessere, aumento della percezione del dolore e disturbi del sonno.
Cosa si può fare con questi pazienti? Fortunatamente è scientificamente dimostrato come la fisioterapia, un corretto esercizio fisico (messo nella giusta parte della giornata, con la giusta intensità e durata) e alcune modificazioni dello stile di vita possono portare a notevoli miglioramenti della qualità della vita!
Se soffri di artorsi, dolori muscolari diffusi, artrite reumatoide, fibromialgia prova un trattamento fisioterapico associato ad esercizio fisico adattato alle tue esigenze!

Thursday, May 19, 2016

Soffri di mal di schiena da tanto tempo? Il mal di schiena ti blocca a letto? Scopri come la Fisioterapia ti può aiutare!


  1. Cosa è il mal di schiena? è un dolore che si può avere in una zona che va dall'ultima costa al gluteo. Può estendersi lungo la gamba o rimanere localizzato nella parte bassa della schiena. Può presentarsi solo da un lato o sia a destra che a sinistra.
  2. Se ho mal di schiena vuol dire che "ho un'ernia o la sciatica"? L'ernia del disco che può irritare il nervo sciatico dando dolore, debolezza muscolare e alterazioni della sensibilità lungo tutta la gamba, è uno dei fattori che portano all'instaurarsi del mal di schiena. Rappresenta però solo il 5% delle cause! C'è tanto altro!
  3. Ho mal di schiena mi devo preoccupare? Fortunatamente, pur essendo una condizione molto dolorosa e che spesso impedisce una buona qualità della vita, nel 90% dei casi non ha una causa grave. Esiste però un 2-3% di casi di dolore alla schiena che possono nascondere patologie più gravi quali tumori, fratture, infezioni (Henske 2009). Per questo è importante affidarsi sempre ad un professionista sanitario laureato (Fisioterapista o Medico) che in questi casi è in grado di indirizzarti verso percorsi medici specialisti.
  4. E nel 90% dei casi rimanenti cosa si può fare? Qui la Fisioterapia e l'Esercizio Fisico terapeutico ti possono aiutare molto! Se la schiena fa male perchè ci sono delle vertebre "bloccate" si utilizzano delle manipolazioni che sbloccano la schiena e ripristinano il movimento corretto eliminando o riducendo il dolore. Se ci sono squilibri muscolari i muscoli più deboli vengono riallenati, mentre quelli più stressanti che causano dolore vengono rilassati. Se c'è un problema di posture (autisti, meccanici, imbianchini, magazzinieri, muratori, casalinghe,impiegati..) si corregge il problema posturale con tecniche fisioterapiche ed esercizi specifici.Se il mal di schiena proviene dall'anca si utilizzano tecniche per migliorare la mobilità e per ridurre le tensioni dei tessuti favorendo un naturale ritorno ad un equilibrio!
  5. Cosa devo fare praticamente? Chiamami o scrivimi una e-mail per un appuntamento in cui verrai valutato e si deciderà assieme il miglior trattamento possibile! In poco tempo potresti risolvere il tuo problema! Cosa aspetti?

Thursday, April 7, 2016

Lo STRETCHING fa bene o male?

Stretching è un termine della lingua inglese (che significa allungamento, stiramento) usato nella pratica sportiva e riabilitativa per indicare un insieme di esercizi finalizzati all'allungamento dei tessuti muscolo-tendinei e legamentosi.
Lo Stretching nella pratica sportiva è molto usato, sia in fase di riscaldamento pre-attività, sia durante una seduta di allenamento che dopo l'allenamento. In questo post analizzerò il razionale dell'uso dello stretching prima di un allenamento o di una competizione.

In una fase pre-attività chi propone esercizi di stretching ha 2 diversi obiettivi:
  • assicurare una corretta escursione articolare (ROM) per garantire un'ottima performance
  • diminuire la stiffness o rigidità muscolare che potrebbe portare ad infortuni
Lo stretching quindi teoricamente da un punto di vista ottimale migliorerebbe la performance e avrebbe un'azione preventiva sugli infortuni.  Ma teoricamente si fanno anche molti errori, diventa quindi interessante vedere cosa dice la letteratura scientifica a tal proposito.
  • Quanto a lungo e quante ripetizioni di esercizi di stretching sono necessarie per avere effetti tangibili sulla diminuzione delle resistenze viscoelastiche muscolari?
4 volte 30 secondi di stretching continuo per un totale di 2 min e 2 x 45 secondi per un totale di 1.5 min non comportano effetti prolungati. In 5 min l'effetto dello stretching sulla stiffness muscolare svanisce.
5 volte 60 sec per un totale di 5 min e 4 volte 90 sec per un totale di 6 min hanno una durata maggiore. L'effetto di 4 min di durata totale di stretching diminuisce del 50% dopo 10 min. L'effetto di 8 min totali di stretching diminuisce del 50% dopo 30 min (Ryan et al 2008a). Diventa quindi fondamentale riuscire ad effettuare esercizi di stretching, di una durata totale di 4-6 min a muscolo caldo (le resistenze viscoelastiche sono minori) nei 15 min precedenti l'inizio dell'attività. Un'attività di stretching effettuata con troppo anticipo non ha effetti sulla performance.

  • Ma se applichiamo lo stretching corretto (almeno 4 min) prima di un'attività cosa succede alla performance seguente?
Bisogna prima fare una distinzione tra sport che necessitano come primo obiettivo alti livelli di potenza, velocità, capacità di saltare (volley, basket, calcio, rugby, atletica, sci, ciclismo) e sport che invece necessitano come primo obiettivo grandi capacità di escursione articolare (tuffi, ginnastica).
Per tuffatori e ginnasti può essere utile incorporare lo stretching in una fase di riscaldamento per gli altri sport potrebbe invece essere controproducente.
Molte ricerche hanno infatti dimostrato come lo stretching diminuisca la capacità di esprimere forza 2-8% (Cramer et al 2005), la capacità di saltare 3-4% (Cornwell et al 2002) e la capacità di sprintare 1-2% (Nelson et al 2005a). C'è inoltre da tener presente che in una fase di riscaldamento, dove il primo obiettivo è far affluire + sangue possibili ai muscoli per "scaldarli", l'eseguire esercizi di stretching statico comporta uno schiacciamento dei vasi sanquigni con conseguente riduzione del flusso sanguigno e quindi riduzione della temperatura muscolare (esattamente l'effetto opposto di quello che si ricerca in una fase di riscaldamento!)

  • Lo stretching pre-prestazione ha effetti sulla prevenzione degli infortuni?
Purtroppo numerosi papers riportano effetti contrastanti (Woods 2007). Protocolli di 3 x 10 sec di stretching o 1 x 20 sec per di stretching non hanno dimostrato effetti nella riduzione degli infortuni muscolari (Van Mechelen et al., 1993; Pope et al., 1998, 2000). Protocolli di 3 x 30 sec di stretching statico hanno mostrato una capacità di ridurre gli infortuni muscolari (Ekstrand et al., 1983; Bixler & Jones, 1992; Amako et al., 2003).

  • Come bilanciare quindi gli effetti positivi e negativi dello stretching pre-prestazione?

Quello che mi sento di consigliare è di limitare lo stetching in fase di riscaldamento a quei settori muscolari che possono soffrire particolarmente di eccessive tensioni viscoelastiche (adduttori e flessori d'anca nell'hockey, adduttori e ischiocrurali nel calcio...) e proporre 4-5 volte 1 min di allungamento fino alla soglia del dolore. Effettuare gli esercizi di stetching, a muscolo caldo, nei 15 min prima dell'inizio dell'allenamento o gara. Evitare lo stretching di quei settori muscolari (quadricipite, glutei, gastrocnemio) che fungono da agonisti principali per le azioni del saltare e dello sprintare. Allo stato attuale delle conoscenze questo sembra il mix ideale per avere un effetto di prevenzione sugli infortuni muscolari senza però limitare troppo la performance di sport ove potenza, velocità e capacità di salto sono fondamentali.