La tendinopatia è una delle problematiche più frequenti che noi
fisioterapisti ci troviamo ad affrontare. É caratterizzata da dolore ad un
tendine che peggiora col carico e l’attività fisica. Una volta veniva definita
tendinite (infiammazione del tendine) ma da studi recenti è ormai chiaro che
essa non sia associata ad un processo infiammatorio classico ma ad una
incapacità del tendine di sopportare un carico.
La ricerca scientifica sulle cure delle tendinopatie sia degli arti
superiori (sovraspinoso e cuffia dei rotatori nella spalla) che negli arti
inferiori (tendine d’Achille, tendine rotuleo per gli arti inferiori) sta
facendo passi da gigante. Ancora non si conosce il metodo migliore per
trattarle, ma intanto sappiamo cosa NON fare, il che ci permette di focalizzare
il processo di cura sui metodi che sembrano funzionare di più e soprattutto
abbandonare quelli che fanno perdere solo tempo e sprecare soldi.
La professoressa Jill Cook (massima esperta di tendinopatie al mondo) ha riassunto
dieci cose da NON fare se si ha una
tendininosi agli arti inferiori:
Il riposo comporta solo una riduzione della capacità del tendine di sopportare i carichi, peggiorando quindi la patologia esistente. Ma se il carico su un tendine crea dolore, cosa si può fare? Ovviamente non bisogna ignorare il dolore (vedi punto 4), ma bisogna affidarsi ad un esperto fisioterapista che sappia gestire al meglio la patologia.
2) FARE TRATTAMENTI PASSIVI
I trattamenti passivi come ghiaccio o elettroterapia possono ridurre dolore nel breve periodo, ma sono totalmente inefficaci sul lungo periodo.
3) FARE INFILTRAZIONI
Le infiltrazioni per le tendiniti NON sono efficaci. Riducono il dolore per pochi giorni, ma sul medio e lungo periodo oltre a NON guarire il problema, PEGGIORANO la patologia! Non fare mai un'infiltrazione senza prima aver provato un programma serio di fisioterapia basata su esercizi scientificamente validati!
4) IGNORARE IL DOLORE
Il dolore non deve fare paura, ma deve essere usato come segnale per capire quanto il tendine può essere caricato (vedi punto 10).
5) FARE STRETCHING
Lo stretching aumenta le forze compressive sul tendine peggiorando la sintomatologia! Se la muscolatura è rigida è preferibile un massaggio.
6) MASSAGGIARE IL TENDINE
Non conviene massaggiare il tendine perchè si potrebbe solo peggiorare la situazione. Talvolta può esserci un sollievo momentaneo salvo poi peggiorare di nuovo in poco tempo. Il massaggio può invece essere utile sulla muscolatura che si attacca al tendine sofferente.
7) ESSERE PROCCUPATO DALLA DIAGNOSTICA PER IMMAGINI
Non bisogna aver paura dei risultati degli esami strumentali. Un tendine patologico può, anzi DEVE essere caricato (sempre seguendo i consigli di un esperto). Nei referti, parole come "degenerazione", "lesione"possono spaventare il paziente che tenderà a non fare più nulla con il tendine, causando l'instaurarsi del circolo vizioso descritto al punto 1.
8) AVER PAURA DELLA ROTTURA
La maggior parte delle persone che hanno subito la rottura di un tendine non presentavano nessun tipo di dolore in precedenza. Quindi non bisogna aver paura di una possibile rottura perchè si sente male. Il dolore ci aiuta a capire come ricalibare i carichi che il tendine può sopportare.
9) PRENDERE DELLE SCORCIATOIE
Dedicare poco tempo alla riabilitazione NON funziona. Terapie passive (ultrasuoni, tecar, tens) possono portare nel migliore dei casi solo un beneficio a breve termine. Quando il tendine verrà sottoposto nuovamente ad un carico importante il dolore si ripresenterà. Una buona riabilitazione di un tendine della durata di 3 mesi, porta a ottimi risultati nel lungo periodo! Affidati ad un fisioterapista esperto e fatti consigliare come strutturare questi 3 mesi tra esercizi a casa e visite fisioterapiche!
10) NON CAPIRE QUALI ESERCIZI SONO BENEFICI E QUALI NO PER IL TENDINE










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