Tuesday, June 14, 2016

Davvero il meteo può influenzare la nostra percezione del dolore?

"Arriva sicuramente la pioggia, ho male alla schiena e a tutte le articolazioni!"




Quante volte abbiamo sentito questa frase? Tantissime, ma è un luogo comune o c'è un fondo di verità?
Nella pratica clinica è facile riscontrare come molti pazienti, soprattutto quelli con patologie croniche a carattere infiammatorio-reumatologico lamentino un'accentuazione dei loro sintomi con l'arrivo del "brutto tempo".
Un'ipotesi che prova a spiegare questo curioso fenomeno afferma come il calo di pressione barometrica (esterna al corpo) possa favorire l'accumulo di liquido sinoviale (il lubrificante delle nostre cartilagini) all'interno dell'articolazione, gonfiandole e distendendo così i tessuti che produrrebbero un aumento del dolore.
La scienza però al momento non ha trovato nessuna correlazione tra cambiamento del meteo e aumento di percezione del dolore. Uno studio australiano (Steffens et al 2014) su quasi 1000 pazienti non ha trovato correlazione tra ripetuti episodi di mal di schiena e paramentri meterologici quali: pressione, quantità precipitazioni, temperatura, umidità. Recentemente questo risultato è stato ribabito in un altro studio (Duon et al 2016).
Risulta difficile però credere che tale fenomeno sia solo un'invenzione dei pazienti, è più probabile che non si sia ancora capito il meccanismo d'azione che lega il cambiamento climatico all'aumento del dolore percepito. Infatti questi studi si basano solo su correlazioni tra dati meteo e sintomi riportati dai pazienti, hanno quindi dei grossi limiti.
Anche i cambiamenti stagionali (variazioni importanti di temperatura, umidità, durata giorno) portano moltissimi pazienti con patologie infiammatorio-reumatiche a peggiorare notevolmente la loro qualità di vita, con un aumento del dolore percepito con disturbi del sonno e con accumulo di fatica. Sappiamo che esistono alcuni ormoni con potente effetto analgesico-antidolorifico (melatonina, cortisolo) che sono fortemente influenzati dall'esposizione alla luce solare. Ecco perchè probabilmente durante i cambi stagionali quando sia per fattori ambientali, che per fattori sociali, cambiano notevolemente le ore di esposizione alla luce solare, anche questi ormoni subiscono delle brusche variazioni che possono portare a malessere, aumento della percezione del dolore e disturbi del sonno.
Cosa si può fare con questi pazienti? Fortunatamente è scientificamente dimostrato come la fisioterapia, un corretto esercizio fisico (messo nella giusta parte della giornata, con la giusta intensità e durata) e alcune modificazioni dello stile di vita possono portare a notevoli miglioramenti della qualità della vita!
Se soffri di artorsi, dolori muscolari diffusi, artrite reumatoide, fibromialgia prova un trattamento fisioterapico associato ad esercizio fisico adattato alle tue esigenze!

Thursday, May 19, 2016

Soffri di mal di schiena da tanto tempo? Il mal di schiena ti blocca a letto? Scopri come la Fisioterapia ti può aiutare!


  1. Cosa è il mal di schiena? è un dolore che si può avere in una zona che va dall'ultima costa al gluteo. Può estendersi lungo la gamba o rimanere localizzato nella parte bassa della schiena. Può presentarsi solo da un lato o sia a destra che a sinistra.
  2. Se ho mal di schiena vuol dire che "ho un'ernia o la sciatica"? L'ernia del disco che può irritare il nervo sciatico dando dolore, debolezza muscolare e alterazioni della sensibilità lungo tutta la gamba, è uno dei fattori che portano all'instaurarsi del mal di schiena. Rappresenta però solo il 5% delle cause! C'è tanto altro!
  3. Ho mal di schiena mi devo preoccupare? Fortunatamente, pur essendo una condizione molto dolorosa e che spesso impedisce una buona qualità della vita, nel 90% dei casi non ha una causa grave. Esiste però un 2-3% di casi di dolore alla schiena che possono nascondere patologie più gravi quali tumori, fratture, infezioni (Henske 2009). Per questo è importante affidarsi sempre ad un professionista sanitario laureato (Fisioterapista o Medico) che in questi casi è in grado di indirizzarti verso percorsi medici specialisti.
  4. E nel 90% dei casi rimanenti cosa si può fare? Qui la Fisioterapia e l'Esercizio Fisico terapeutico ti possono aiutare molto! Se la schiena fa male perchè ci sono delle vertebre "bloccate" si utilizzano delle manipolazioni che sbloccano la schiena e ripristinano il movimento corretto eliminando o riducendo il dolore. Se ci sono squilibri muscolari i muscoli più deboli vengono riallenati, mentre quelli più stressanti che causano dolore vengono rilassati. Se c'è un problema di posture (autisti, meccanici, imbianchini, magazzinieri, muratori, casalinghe,impiegati..) si corregge il problema posturale con tecniche fisioterapiche ed esercizi specifici.Se il mal di schiena proviene dall'anca si utilizzano tecniche per migliorare la mobilità e per ridurre le tensioni dei tessuti favorendo un naturale ritorno ad un equilibrio!
  5. Cosa devo fare praticamente? Chiamami o scrivimi una e-mail per un appuntamento in cui verrai valutato e si deciderà assieme il miglior trattamento possibile! In poco tempo potresti risolvere il tuo problema! Cosa aspetti?

Thursday, April 7, 2016

Lo STRETCHING fa bene o male?

Stretching è un termine della lingua inglese (che significa allungamento, stiramento) usato nella pratica sportiva e riabilitativa per indicare un insieme di esercizi finalizzati all'allungamento dei tessuti muscolo-tendinei e legamentosi.
Lo Stretching nella pratica sportiva è molto usato, sia in fase di riscaldamento pre-attività, sia durante una seduta di allenamento che dopo l'allenamento. In questo post analizzerò il razionale dell'uso dello stretching prima di un allenamento o di una competizione.

In una fase pre-attività chi propone esercizi di stretching ha 2 diversi obiettivi:
  • assicurare una corretta escursione articolare (ROM) per garantire un'ottima performance
  • diminuire la stiffness o rigidità muscolare che potrebbe portare ad infortuni
Lo stretching quindi teoricamente da un punto di vista ottimale migliorerebbe la performance e avrebbe un'azione preventiva sugli infortuni.  Ma teoricamente si fanno anche molti errori, diventa quindi interessante vedere cosa dice la letteratura scientifica a tal proposito.
  • Quanto a lungo e quante ripetizioni di esercizi di stretching sono necessarie per avere effetti tangibili sulla diminuzione delle resistenze viscoelastiche muscolari?
4 volte 30 secondi di stretching continuo per un totale di 2 min e 2 x 45 secondi per un totale di 1.5 min non comportano effetti prolungati. In 5 min l'effetto dello stretching sulla stiffness muscolare svanisce.
5 volte 60 sec per un totale di 5 min e 4 volte 90 sec per un totale di 6 min hanno una durata maggiore. L'effetto di 4 min di durata totale di stretching diminuisce del 50% dopo 10 min. L'effetto di 8 min totali di stretching diminuisce del 50% dopo 30 min (Ryan et al 2008a). Diventa quindi fondamentale riuscire ad effettuare esercizi di stretching, di una durata totale di 4-6 min a muscolo caldo (le resistenze viscoelastiche sono minori) nei 15 min precedenti l'inizio dell'attività. Un'attività di stretching effettuata con troppo anticipo non ha effetti sulla performance.

  • Ma se applichiamo lo stretching corretto (almeno 4 min) prima di un'attività cosa succede alla performance seguente?
Bisogna prima fare una distinzione tra sport che necessitano come primo obiettivo alti livelli di potenza, velocità, capacità di saltare (volley, basket, calcio, rugby, atletica, sci, ciclismo) e sport che invece necessitano come primo obiettivo grandi capacità di escursione articolare (tuffi, ginnastica).
Per tuffatori e ginnasti può essere utile incorporare lo stretching in una fase di riscaldamento per gli altri sport potrebbe invece essere controproducente.
Molte ricerche hanno infatti dimostrato come lo stretching diminuisca la capacità di esprimere forza 2-8% (Cramer et al 2005), la capacità di saltare 3-4% (Cornwell et al 2002) e la capacità di sprintare 1-2% (Nelson et al 2005a). C'è inoltre da tener presente che in una fase di riscaldamento, dove il primo obiettivo è far affluire + sangue possibili ai muscoli per "scaldarli", l'eseguire esercizi di stretching statico comporta uno schiacciamento dei vasi sanquigni con conseguente riduzione del flusso sanguigno e quindi riduzione della temperatura muscolare (esattamente l'effetto opposto di quello che si ricerca in una fase di riscaldamento!)

  • Lo stretching pre-prestazione ha effetti sulla prevenzione degli infortuni?
Purtroppo numerosi papers riportano effetti contrastanti (Woods 2007). Protocolli di 3 x 10 sec di stretching o 1 x 20 sec per di stretching non hanno dimostrato effetti nella riduzione degli infortuni muscolari (Van Mechelen et al., 1993; Pope et al., 1998, 2000). Protocolli di 3 x 30 sec di stretching statico hanno mostrato una capacità di ridurre gli infortuni muscolari (Ekstrand et al., 1983; Bixler & Jones, 1992; Amako et al., 2003).

  • Come bilanciare quindi gli effetti positivi e negativi dello stretching pre-prestazione?

Quello che mi sento di consigliare è di limitare lo stetching in fase di riscaldamento a quei settori muscolari che possono soffrire particolarmente di eccessive tensioni viscoelastiche (adduttori e flessori d'anca nell'hockey, adduttori e ischiocrurali nel calcio...) e proporre 4-5 volte 1 min di allungamento fino alla soglia del dolore. Effettuare gli esercizi di stetching, a muscolo caldo, nei 15 min prima dell'inizio dell'allenamento o gara. Evitare lo stretching di quei settori muscolari (quadricipite, glutei, gastrocnemio) che fungono da agonisti principali per le azioni del saltare e dello sprintare. Allo stato attuale delle conoscenze questo sembra il mix ideale per avere un effetto di prevenzione sugli infortuni muscolari senza però limitare troppo la performance di sport ove potenza, velocità e capacità di salto sono fondamentali.